tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 93 )
12.08.2026 |
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""Io posso dire un no a quello lì con gli occhiali, o a quello con il pizzetto, seduti a quel tavolo..."
Gaia, intanto, si guarda intorno, spaesata. Sembra quasi incapace di credere, a quello che sta accadendo. Anche lei, probabilmente, non si aspettava, che la serata potesse prendere questa direzione. Torna a guardare Serena, e poi cerca nuovamente, con gli occhi, l'origine del coro, che continua a riempire il locale.
Il mio nome riecheggia ovunque. Ma, dentro di me, continuo a ripetermi, che questo non cambia l’esito dello scontro. Anche se lo schiavo viene acclamato dalla folla, rimane sempre uno schiavo. La regina ha ancora il potere di vita e di morte.
Questa contraddizione mi impedisce di lasciarmi andare, completamente, all'euforia: una parte di me festeggia, mentre un'altra rimane in allerta.
Massimo si avvicina a Gaia e le dice qualcosa, all'orecchio. Lei ascolta, senza girarsi verso di lui, e senza modificare, apparentemente, la propria espressione.
Poi Massimo torna a guardarmi mentre, con un braccio, cinge la vita di Gaia.
La mano si trova sopra una natica di Gaia. Le sta platealmente toccando il culo, davanti a tutti.
Anche se non posso esserne certo: la luce soffusa del locale e la distanza rendono difficile capire, con precisione, dove sia posizionata.
Quello che invece è evidente, è la teatralità del gesto. Massimo sembra voler rendere visibile a tutti, la propria posizione accanto a lei.
Gaia non gli dice nulla. Rimane indifferente.
Massimo stringe maggiormente la presa e la porta più vicina, a sé. La chiappa di Gaia è ben stretta, nella mano del barista.
Questa volta la mia compagna di università si gira verso di lui, e gli sorride.
Non servono parole: il loro sguardo conferma, che sono una coppia.
Dopo tante belle parole, vedere ciò; fa comunque male. La mia mente vorrebbe immediatamente interpretare ogni gesto, ricostruire ciò che è successo nel retro, e trasformare ogni dettaglio, in una nuova ferita. Ma so, che non posso permetterglielo.
Mi ripeto che, se Gaia gli ha fatto un pompino; è normale, che lui la abbracci.
Anche se oggi ci fosse stata solamente una sega, domani ci sarebbe stato il pompino. E poi, la figa e il culo.
È inutile continuare a rifiutare una realtà, che non posso controllare. E’ una realtà, che appartiene solamente a loro due, in quanto coppia.
Se permetto a questa scena di distrarmi, rischio di perdere proprio il momento, che sono riuscito a conquistare. La platea mi sta ascoltando.
Per qualche minuto, non sono più soltanto il ragazzo, che ha subito il giudizio di Gaia: sono Francesco, quello che ha avuto il coraggio di alzarsi e parlare. Devo tornare a quella posizione.
"Devo molto, a tutti voi. Mi avete aiutato ad alzarmi nuovamente in piedi, dopo una serata difficile. Senza di voi, non ce l' avrei mai fatta. Invece eccomi qui, ad affrontare i miei fantasmi e le mie paure, a testa alta. E voglio dimostrarvi che, fin da ora, sarò un ragazzo più modesto e umile. Ho perso? Si. Ha vinto Massimo. La sua vittoria è indubbia. Ha conquistato la ragazza, che era la mia prima preferenza. Non voglio cercare scuse, scappatoie, giustificazioni. Ha vinto e basta."
Mentre pronuncio queste ultime parole, guardo Massimo.
Lui mi sorride e stringe, ancora di più, il culo di Gaia.
Tutti si girano verso di loro. Per un istante, sembra quasi che l'intero locale voglia assistere alla reazione di Gaia.
Lei, però, non sembra affatto a suo agio, con tutti quegli occhi, puntati addosso. La sua postura cambia e, improvvisamente, si libera dalla presa del barista.
"Scusami, ho caldo."
Massimo la guarda per un attimo, poi torna a fissare me. La stessa cosa, fanno Gaia e Serena. E, in quel momento, mi accorgo, che la dinamica è nuovamente cambiata.
Poco prima ero io, a sentirmi osservato e giudicato da loro; adesso sono loro tre, a essere diventati il centro dell'attenzione del locale.
Non so cosa significhi davvero quel gesto di Gaia, e non voglio costruirci sopra, una nuova interpretazione.
Dopo tutto quello che è successo, ho imparato almeno una cosa: ogni volta che cerco di leggere nei suoi gesti, una risposta definitiva; finisco per perdermi dentro le mie stesse aspettative.
Continuo a parlare, cercando di mantenere la voce ferma, nonostante senta ancora addosso il peso, di tutto quello che è successo: "Massimo; sei stato più bravo di me. Hai colto il momento giusto, e l’hai sfruttato. Sono arrabbiato? No. L’ hai conquistata lealmente, senza usare trucchi o cose simili. Lei si è lasciata avvicinare, e tu sei stato bravo, nel proporti. Ti sei posto bene, e sei stato ripagato. Ancora complimenti."
Dopo queste parole, nel locale, cala nuovamente un silenzio, quasi assoluto. Nessuno sembra avere intenzione di interrompermi. Tutti aspettano di capire, dove voglio arrivare. Anche Gaia, Serena e Massimo sembrano incuriositi.
Ho la sensazione, che l'attenzione non sia più concentrata, soltanto, sul conflitto tra me e Gaia.
Sto conducendo io, il discorso e, proprio per questo, posso decidere, come proseguirlo.
Li accontento subito: "Può succedere di non piacere ad una ragazza. L’importante è piacere a qualcun'altra e, stasera, ho dimostrato che posso piacere. Non voglio fraintendere o fare il saputello: alcune ragazze si sono lasciate avvicinare. Probabilmente solo per amicizia, per due chiacchiere, per un ballo, per l’estro del momento. Ma, tutti voi sapete, quanto è difficile avvicinare una ragazza. E soprattutto, che una ragazza non risponda o non reagisca male. Nel mio piccolo, sono riuscito ad avvicinarne più di una. Sono soddisfatto di me stesso? Si. Nonostante tutto quello che è successo, ho avuto la forza di reagire, e di sapermi relazionare con altre ragazze. E, psicologicamente, non era facile. Cosa mi aspetta nel futuro? Sicuramente tornerò a trovarvi. Vi vedo, un pò, come la mia seconda famiglia."
Questa volta gli applausi arrivano quasi immediatamente.
Il mio nome torna a riecheggiare nel locale, e tutti insieme iniziano a scandire le lettere del mio nome.
Sento una specie di calore, diffondersi dentro di me. Non è soltanto l'orgoglio di essere applaudito: è la sensazione di avere finalmente trasformato una serata, che sembrava destinata a schiacciarmi, in qualcosa che, almeno per qualche minuto, riesco a sentire come mio.
Alzo le mani e faccio segno alla platea, di lasciarmi continuare.
Il pubblico comprende il gesto e, lentamente, torna a fare silenzio.
"Aspettate; devo dire una cosa, ancora," ma succede qualcosa, che mi fa smettere di parlare.
La scena cambia, improvvisamente, ritmo.
Gaia non rimane più al suo posto: attraversa il locale, dirigendosi verso di me.
Il suo volto è teso, gli occhi sono carichi di rabbia.
Quando arriva davanti a me, solleva un dito e me lo punta contro il volto.
"Francesco; ora parlo io, chiaro? Mi sono stufata di sentire una storiella strappalacrime, palesemente falsa. Hai detto una miriade di bugie, di cui ti dovresti solamente vergognare. Esclusivamente una banda di coglioni può averci creduto. Adesso parlo io, e tu rispondi solamente, sì o no."
La osservo senza capire, immediatamente, dove voglia arrivare.
La sua richiesta è perentoria: non vuole un confronto; vuole impostare lei, le regole della conversazione. Dopo tutto quello che ho appena raccontato, percepisce probabilmente il bisogno, di ristabilire una versione dei fatti, nella quale possa avere nuovamente il controllo. Io, invece, capisco che, qualsiasi tentativo di interromperla; potrebbe trasformarsi nell'ennesimo scontro. Per questo, mi limito ad annuire.
Bartolomeo si avvicina a noi. Il suo intervento ha un peso particolare, perché Gaia sa, che il poliziotto sta assistendo a tutto e, soprattutto, non sembra disposto a lasciarle monopolizzare la situazione.
"Gaia; ti ho già detto di smetterla. Devi imparare ad assumerti le tue responsabilità. Francesco è stato semplicemente magistrale."
Lei si volta verso di lui, ancora più agitata. Muove entrambe le braccia mentre parla, come se ogni gesto dovesse rafforzare le proprie parole.
"No, ora mi lasci parlare. Ha preso tutti in giro, compreso te."
Io intervengo con calma, cercando di non alimentare, ulteriormente, la tensione.
"Gaia; chiedimi pure."
Lei torna a guardarmi. Respira più velocemente, quasi dovesse raccogliere le energie, prima di affrontare la domanda, che ha preparato. Poi comincia.
"Francesco; è vero che, per qualche mese, siamo sempre usciti in amicizia, e hai comunque sempre specificato che, per un rapporto di coppia, ci vuole molto più tempo?"
Annuisco.
"Sì, è vero. Lo confermo."
Gaia riprende immediatamente, quasi aspettasse soltanto, quella conferma. Adesso il suo tono diventa più ragionato, anche se la rabbia rimane evidente.
Sta cercando di costruire, davanti a tutti, una sequenza logica di avvenimenti;nella quale, ogni mia ammissione possa diventare un tassello, a suo favore.
"Quello è il tuo modo di pensare, e lo rispetto.Anzi, ti fa onore.Non ti ho mai criticato per quello, e Valentina lo può confermare. Il problema è che, mentre c'è un rapporto di amicizia; io posso conoscere e frequentare altri ragazzi. Dove è il problema? Spiegalo a tutti. Io sono tua amica, esco regolarmente con te, tu non hai interesse, sul breve, a una relazione; io accetto di conoscere ed uscire con altri ragazzi. Appena accade, inizi a diventare geloso e paranoico. È vero o falso?"
Abbasso appena lo sguardo. Non posso negarlo. La mia gelosia è stata evidente e, anche se, dentro di me, continuo a percepirne le ragioni; davanti a questa platea, devo riconoscere la realtà dei fatti.
"È vero. Non posso negare quanto accaduto."
Gaia annuisce, come se avesse appena ottenuto una seconda conferma importante.
"Poi tu ci hai provato con me, nel periodo dove hai dato il peggio di te, a livello caratteriale; e ti sei preso un no, scontato. È vero, o falso?"
Annuisco ancora.
"È vero."
Lei torna a gesticolare. Adesso sembra aver ritrovato, parte della sicurezza iniziale.
Il suo obiettivo è evidente: trasformare il mio discorso, in una serie di domande, alle quali io possa soltanto rispondere sì, oppure no.
"Io posso dire un no a quello lì con gli occhiali, o a quello con il pizzetto, seduti a quel tavolo. E quelli sono dei no. Granitici e definitivi. A te ho detto un no, in maniera soft. A loro due, avrei risposto male. Con te, sono stata diplomatica. E, dopo l'ennesima scenata di gelosia, ti ho proposto di accettare un confronto con altri ragazzi. Io sarei uscita con te ed altri, e avrei scelto, chi sarebbe diventato il mio ragazzo. Una specie di sfida, divisa in quattro step. Io sono la ragazza, e decido. Se vuoi una cessa, ti dice subito sì, e sei contento. Se vuoi una super bella, ti adatti alle sue regole, perché le regole le fa lei, non tu. Tu hai accettato questa sfida. È vero o falso?"
La sua ricostruzione mi mette davanti, a una difficoltà precisa. Posso contestare il modo in cui interpreta gli avvenimenti, posso non condividere il suo atteggiamento, ma non posso negare di avere accettato quelle condizioni.
Così confermo, ancora una volta.
"Sì."
Gaia continua, ormai completamente concentrata, sul proprio interrogatorio.
"Io ho seguito le regole, come pattuite. Non le ho infrante. Stasera sei venuto qui, seppure io non ti abbia invitato. Ti ho mandato via? Ti ho detto di allontanarti? Ti ho trattato male, quando sei arrivato?"
"No."
La mia risposta è breve. Il silenzio, che segue, rende ancora più evidente, il contrasto tra noi due: lei parla davanti a tutti, costruendo la propria difesa; io rimango al centro del locale, consapevole che ogni parola potrebbe essere utilizzata contro di me.
Gaia riprende subito.
"Ti ho detto che sarei stata un po' con te, e un po' con Massimo. Mi spieghi, quale è il problema? Non sei il mio ragazzo; abbiamo fatto un accordo, e ti comporti così?"
Resto in silenzio. La domanda è diretta, ma, dentro di me, sento che non è semplice, come Gaia vuole farla apparire. Per lei, tutto sembra riconducibile a un accordo; per me, invece, dentro quell'accordo, sono entrate emozioni, che non riesco a trattare, come semplici clausole.
Lei non aspetta la mia risposta e continua.
"Tra l'altro, durante la serata, sono stata molto carina con te.Ti ho fatto provare dei momenti di piacere, non indifferenti.E in più momenti della serata. Non sei mai stato lasciato solo, se non per un piccolo lasso di tempo, in cui sono stata con Massimo. Però ho passato, decisamente,più tempo con te. È vero o falso?"
La sua sicurezza è quasi provocatoria. Sembra voler ricordare a tutti che, dal suo punto di vista, non mi ha mai escluso completamente.
Io, però, non posso negare, quello che è realmente accaduto. Concretamente, è proprio andata, come ha detto.
"È vero."
Gaia riprende, immediatamente, a gesticolare.
"E non ho voluto rassicurarti sul fatto, che la sfida sia totalmente aperta? Che nulla è deciso? Che sei in gara?"
"Sì, è vero."
Appena pronuncio quelle parole, la sua pazienza sembra esaurirsi. Alza la voce e accompagna ogni frase, con gesti sempre più ampi. La rabbia non è più soltanto una reazione: sembra diventare il modo, attraverso cui cerca di riaffermare il proprio ruolo, davanti a tutti.
"E allora, perché hai voluto dire tutte quelle balle? Ti sembra, che mi sia sposata o fidanzata, durante la serata? Mi vuoi spiegare la stupidaggine, che tu hai perso? Mi vuoi dire, chi te l'ha detto? Le tue amiche? Mio padre? Uno degli sfigati, presenti nel locale? Sanno tutti, che hai perso, tranne la diretta interessata. Molto stupida come cosa, non credi?"
La guardo, senza rispondere. In realtà, la sua domanda mi mette davanti a una contraddizione, che conosco bene. Io ho interpretato, quello che è successo, durante la serata, come una sconfitta; mentre lei continua a sostenere, che la partita sia ancora aperta. Abbiamo osservato gli stessi avvenimenti, ma ne abbiamo ricavato due conclusioni, completamente diverse.
Gaia, però, non sembra intenzionata a fermarsi.
"E allora, voglio una risposta. Se il tuo mondo di sfigati e di sfigate ti dice una cosa, a me non me ne frega niente. Conta solamente quello, che penso io. Hai preso in giro questa mandria di perdenti e di sfigate, e sai perché? Perché loro vedono, sempre, nero. Non possono vedere altri colori. Per loro, è sempre nero."
La sua frase produce un effetto particolare, nel locale. Molte persone si guardano tra loro, evidentemente disorientate. Alcuni bisbigliano, altri rimangono semplicemente ad ascoltare. La situazione che, fino a pochi minuti prima, sembrava quasi uno spettacolo collettivo; adesso assume un tono molto più teso.
Io continuo a rimanere in silenzio.
Non voglio reagire alle provocazioni, rivolte alle persone, che mi hanno sostenuto. Se lo facessi, rischierei di trasformare nuovamente il discorso, in una guerra personale.
Il mio obiettivo, invece, è cercare di spiegare il mio punto di vista.
Gaia mi osserva, quasi spazientita dal mio silenzio, e riparte, ancora una volta.
"E ora, cosa vuoi fare? Firmare autografi? Fare delle foto con loro? Voglio comunque una risposta. Perché hai detto tutte quelle balle?"
Questa volta, decido di rispondere. Non voglio difendermi punto per punto, perché rischierei di entrare nel suo schema.
Cerco, invece, di spostare la discussione, sul significato di quello, che abbiamo appena detto.
"Gaia; abbiamo detto la stessa cosa, in due modi diversi."
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